L’allenamento è spesso lungo e faticoso; richiede volontà e slancio interiore. Per tenersi in forma, però, non occorre per forza praticare uno sport preciso: a volte basta lo sforzo fisico. Per simili sedute si sceglie di solito la palestra, che può però risultare cara o semplicemente scomoda. Allora viene in soccorso una soluzione digitale: un’applicazione mobile.
Cerberus è un’applicazione per pianificare gli allenamenti, esercitarsi con regolarità e seguire i risultati. Proprio su questo pensiero poggiano il nome e l’idea del logo del progetto Cerberus .
Vogliamo condividere i nostri criteri nel disegnare un marchio e raccontare più da vicino le fasi. L’obiettivo è un logo che porti l’essenza e l’atmosfera dell’applicazione. Ci appoggiamo ad associazioni con la motivazione e la forza di volontà: nello sport sono molle psicologiche importanti.
Prima versione del logo
In questa versione emerge il problema del dettaglio. Di che si tratta? Il marchio può apparire bello in grande formato. Non dimentichiamo però che un logo si guarda per lo più dallo schermo di uno smartphone. E allora, in scala minore, smette semplicemente di essere «leggibile».
Soffermiamoci sul secondo punto: l’accordo fra il logo e ciò che l’applicazione è. L’icona (il logo) è la prima cosa che si guarda cercando applicazioni. Poi vengono le schermate, il nome e la descrizione. Proprio per questo, in tutto ciò che riguarda la costruzione di un marchio, creare un logo pesa moltissimo.
Fase successiva: l’analisi
Cominciamo a esaminare i loghi in cui può comparire il nome «Cerberus» e otteniamo questi risultati:
Poi ragioniamo sulla nostra versione. Ha senso aggiungere astrazioni:
Scegliamo la più calzante — e al lavoro!
Il risultato
Il logo è venuto moderatamente ruvido, il che coincideva con il desiderio del cliente. Si legge inoltre benissimo nel formato dell’icona e restituisce l’idea dell’applicazione.
Abbiamo chiesto al nostro designer in Big Digitals Ukraine, Dmytro Shevchuk, quali regole segua nel lavoro.
Come decidi quale colore prevarrà in un logo? È questione di umore o piuttosto del compito creativo affidato dal cliente?
Il colore pesa molto nel conoscere un prodotto. Può essere vivace ed eccitante, può essere calmo e affidabile. Il gioco dei colori, il loro accostamento, ricorda in un certo senso la musica. Il colore principale di un prodotto nasce dall’analisi del settore. Si tiene conto inoltre del desiderio del cliente. Conta capire la psicologia del colore.
In quali ambiti si ordinano oggi più loghi: negozi, media o forse enti pubblici?
Il logo è parte inseparabile di un marchio riuscito. Chi voglia distinguersi e restare in mente accanto ai concorrenti deve curare il marchio e l’immagine coordinata. Non direi dunque che gli enti pubblici siano clienti frequenti degli studi di design.
Hai regole personali quando crei loghi o altri elementi grafici da zero?
Vorrei prima spiegare perché le aziende abbiano bisogno di un logo. Vogliono essere riconosciute da un piccolo disegno. Ciò che è semplice si ricorda sempre facilmente: per questo la mia regola principale nel costruire un marchio è la semplicità. Gli oggetti semplici si tengono a mente e si ripetono con facilità.